Un blog nel pallone
L'attaccante tascabile dà il meglio di sè quando viene lanciato in verticale ed ha spazio per puntare il difensore. Conte lo ha capito e i risultati si vedono. Adesso però, sarebbe utile dargli più spazio, anche in Nazionale.
Udinese-Juventus spariglia i fantacalcisti: Sebastian Giovinco, che non doveva essere neanche in panchina, procura il rigore dell'1-0 (e con esso l'espulsione di Brkic) poi suggella una prova sontuosa con due reti di ottima fattura.
E' dovuto andare a Parma, farsi ricomprare, per tornare all'ovile della società che lo ha cresciuto. Vederlo finalizzare le verticalizzazioni di Andrea Pirlo è una delizia, ma se si guarda indietro si resta basiti sui limiti di alcuni nostri allenatori che non hanno saputo valorizzare le qualità di questo rapido e sgusciante piccoletto.
In primis pensiamo a Claudio Ranieri, che lo impiegava (raramente) come esterno di fascia del suo monocorde 4-4-2. Come si può pensare che uno come lui, nell'uno contro uno sulla fascia, possa saltare con facilità l'uomo rimane un mistero.
Giovinco era, è e rimane una seconda punta, ottima per le ripartenze, specie quando ha spazio per il dribbling lungo e può puntare il difensore rimasto da solo.
Al limite può giocare da trequartista, ma vederlo confinato sulla fascia rimane una bestemmia, un po' come nei campionati di Serie D, Eccellenza e Promozione, in cui molti allenatori, non sapendo dove schierare i giovani Juniores imposti dal regolamento, li mandano al confino «così fanno meno danni».
Abbiamo ritrovato un talento cristallino, che mette a zittire molti letterati della dea Eupalla, i quali sostenevano che l'altezza, per giocare a calcio, sia ormai diventata fondamentale.
Adesso, però, facciamolo giocare un po' di più. Anche in Nazionale.
Foto: Infophoto.
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