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Inaugurazione stadio Juventus: Luciano Moggi assente giustificato

Venerdì 9 Settembre 2011, 14:00 in Colpo basso, Interviste, Serie A, calcio gossip di

"Abbiamo creato il disegno dello stadio e fatto girare i nostri architetti in giro per il mondo per carpire le cose più belle dagli altri stadi. Non ho nulla da dire a nessuno, mi godo lo spettacolo. E' una bella manifestazione, ma sono stati invitati i responsabili della retrocessione nel 2006, quelli che non hanno permesso la revoca dello Scudetto all'Inter e chi non l'ha difesa ma non sono stati invitati gli artefici delle ultime vittorie bianconere.

juve stadium agnelli.jpg"Abbiamo creato il disegno dello stadio e fatto girare i nostri architetti in giro per il mondo per carpire le cose più belle dagli altri stadi. Non ho nulla da dire a nessuno, mi godo lo spettacolo. E' una bella manifestazione, ma sono stati invitati i responsabili della retrocessione nel 2006, quelli che non hanno permesso la revoca dello Scudetto all'Inter e chi non l'ha difesa ma non sono stati invitati gli artefici delle ultime vittorie bianconere. Se questa è una bella manifestazione, godiamocela. Andrea Agnelli non ha colpa alcune in questa storia, ha difeso le immagini del papà e della Juventus. Sono contento per la festa. Mi spiace perché mentre lo scudetto numero 29 spiccava il volo verso il cielo, non c'erano gli artefici degli scudetti. Aspettavo l'invito, non ho detto a nessuno che non ero stato invitato. Se l'avessero saputo Gianni Agnelli, l'avvocato Chiusano o Umberto Agnelli si sarebbero rivoltati nella tomba. Voglio comunque ringraziare pubblicamente tutti i giocatori che sono stati sotto la mia gestione".

Pensieri, parole opere e omissioni di Luciano Moggi, il fu diggì dell'ultima Juventus vincente. Quella di Marcello Lippi prima e Fabio Capello poi, con tanto di intramezzo di Carletto Ancelotti per intenderci. Quella che vinse tutto portando a Torino il mondo. Ha ragione il diggì, il grande assente, non foss'altro perché in tribuna allo Juventus Stadium c'era addirittura Guido Rossi. Sì, proprio lui, il fu carnefice di Madama nella veste insolita ma mai dimenticata di Commissario Straordinario della Federcalcio in quell'estate rovente e nebulosa che ha segnato la storia recente del club più titolato e amato del Belpaese. 29 scudetti, tanti quanti rivendicati ed esibiti ieri sera, quindi, tutti quelli vinti dalla Juve della Triade, con Lippi e Capello, attori protagonisti di una serata di festa che nella capitale sabauda mancava da tanto, troppo, tempo.

Nel nome della Famiglia: con le immagini dell'Avvocato Gianni e del fratello Umberto, presidentissimi, tifosissimi, seguaci più che padroni della Vecchia Signora del calcio italiano. C'era la panchina sulla quale i liceali del D'Azeglio fondarono il club. C'era il gotha del football internazionale. C'erano tutti, ma proprio tutti coloro i quali, chi più chi meno, hanno contribuito a scrivere la storia della Juventus e c'erano perfino alcuni posti vuoti. In questa cornice, in cotanto contesto, quindi, un invito sarebbe stato davvero gradito, quanto mai dovuto. E invece, no. Probabilmente avrebbe disturbato, o forse solo acuito il senso di nostalgia di un popolo ferito, addolorato, bistrattato dalle ultime manifeste vicissitudini sportive e societarie. Un taglio netto al passato comunque celebrato. Una presenza ingombrante alla vigilia dell'ennesimo tentativo di riappropriarsi del proprio glorioso blasone. Non l'hanno invitato, probabilmente perché la gente lo avrebbe apprezzato, acclamato, celebrato. Ma non si dica che hanno sbagliato...

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