Un blog nel pallone
C'è un allenatore felice. Un tecnico soddisfatto del lavoro fatto. E poi c'è una squadra inerme, distrutta, accartocciata sul presente più inconsistente della sua storia. Ci sono milioni sprecati, campioni usurati, occasioni perse e dirigenti scontenti. Una robusta serie di buoni motivi per comprendere genesi e portata di un fallimento che sembra, anzi è, un disastro. C'è una Juventus che mai come in questo momento brancola nel buio. Luigi Delneri potrà anche poco, ma è comunque abbastanza per levare le tende. La sua squadra non era granché ma poi nemmeno così male per non c'entrare un quarto posto, nulla di che ma quanto bastava per salvare la faccia e forse anche la baracca.
C'è una Famiglia, forse pure risoluta nell'aprire ancora una volta i cordoni della borsa, che ancora non si è resa conto di quanto male abbia fatto al club quella tragica e nefasta estate di cinque anni fa. Un lustro, tanto è trascorso senza cambiarne più il corso. Sono passati anni, allenatori, giocatori, dirigenti, ma nulla è mutato. Niente si è restaurato. John Elkann, Andrea Agnelli, o chi per loro, cercheranno una soluzione, ma senza la forza di un progetto serio il futuro prossimo venturo difficilmente sarà difforme dal recente passato e da questo presente. Si prospetta l'ennesima rivoluzione perché qualcuno dovrà pur pagare il conto di questa sfiancante, continua esasperante disperazione.
Non v'è una sola ragione. La colpa è di tutti, nessuno escluso. Gli sbagli stanno a monte, non è a valle la soluzione. Il fallimento ormai è quasi scontato e proprio per questo andrebbe indagato e scongiurato. Forza, coraggio e ragione. Si volti ancora pagina e si riscopra la più genuina passione. Audacia, competenza e sagacia. Si punti su un uomo forte e si costruisca una squadra all'altezza. Senza equivoci, senza rincalzi, senza doppioni. Serve un comandante, un uomo capace, un tecnico di richiamo. Più Villas Boas che Mazzarri, ma anche Van Gaal invece che Conte. Non perché il vecchio capitano non sia altezza, quanto piuttosto per via di un'esigenza manifesta: vincere subito e riaprire un ciclo. Uscire dall'oblio, interrompendo questo straziante e tragicomico scempio.
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