Un blog nel pallone
Il tempo è scaduto, è ora di darsi da fare. Finiti i petali della margherita, fugato ogni dubbio di shakesperiana genesi (esistenziale o dirigenziale che dir si voglia: tornare ad essere la Juventus, questo è il problema), Andrea Agnelli e Beppe Marotta sono passati dall'iniziale comprare o non comprare, al successivo come intervenire, fino al più attuale chi ingaggiare? Già, quando si dice la malasorte. La sfortuna di partire con Iaquinta reduce da un infortunio, quella di subire strada facendo il forfait di Amauri, e di perdere (forse definitivamente, considerata l'entità dell'infortunio: rottura del legamento crociato anteriore destro) in piena corsa scudetto pure Quagliarella, il guaglione di Castellammare che in precedenza aveva salvato la baracca. Facendo i conti, nel mentre, con l'infortunio di Martinez, il nuovo stop di Iaquinta, il poco brillante rientro di Amauri e la senile età di Del Piero. Strano ma vero: il miglior attacco del campionato non annovera un fromboliere all'altezza della situazione. Sfumato Edin Dzeko, il sogno di mezz'estate e anche di autunno e inverno, scocciato e ormai intenzionato a non protrarre oltre il suo status di tedesco, definitivamente persuaso ad accettare l'ultima proposta di mansourinana pecunia, Madama è ad un bivio importante. Per migliorare servono i soldi della Champions League, ma senza la garanzia degli introiti garantiti dalla Coppa più luminosa e bella non si può spendere, non ci si può azzardare.
E, quindi, il gioco si fa duro. Perché senza attacco non si va da nessuna parte e, soprattutto, difficilmente si centrerà la qualificazione all'Europa che conta. Il che significa pochi denari, poco blasone, progetto rinviato di un'ulteriore stagione e, come se non bastasse, inaugurazione del nuovo stadio gioiello senza visibilità e competitività necessarie. Un disastro insomma. Per questo la nuova triade sabauda lavora alacremente di testa e di telefono, di fax e di calcolatrice, per scongiurare il peggio. Agnelli, Marotta e Paratici le stanno provando tutte. L'iniziale intenzione di limitare al minimo, prossimo allo zero, l'esborso economico di gennaio non è più perseguibile non foss'altro perché sfortuna ed emergenza impongono decisionismo e operatività. Alla Juve serve una punta di peso e, probabilmente, anche una seconda punta di movimento. Alla Juve occorre un difensore centrale e, verosimilmente, anche un'alternativa ad Aquilani. A Torino, però, come spiegato in precedenza, mancano le pecunie per sostenere investimenti di primo piano.
Accelerare il cambiamento o indugiare ancora? Si è costretti alle acrobazie, ricorrendo a fantasia e competenza. Luca Toni è il primo della lista. L'ariete genoano è in rotta con mister 'giochi' Preziosi e nel capoluogo piemontese troverebbe spazio e considerazione. Oltretutto costa poco o nulla. Il cagliaritano Matri piace, eccome, ma Cellino vuole tanti milioni. Adrian Mutu si è offerto: il suo sposalizio in viola è già finito, ma il ritorno all'obra della Mole non è semplicissimo. Huntelaar, Klose, Floccari o Floro Flores sembrano solo buoni ripieghi. Intanto la società ha chiesto lumi su David Silva al Manchester City: un'ala mancina da affiancare a Krasic, una soluzione tattica e tecnica di assoluto rispetto per ovviare alla mancanza di un vero bomber di razza. In difesa si vaglia Barzagli, piace Agger, non dispiace Richards. A centrocampo, in dirittura d'arrivo lo scambio Motta - Konko, il sogno è Bruno, basterebbe un Pizarro, ma in ragione della lunga squalifica che fermerà Felipe Melo, probabilmente rimarrà Sissoko. A meno che non si decida di investire subito e, quindi, di rischiare ora per non farlo a giugno. Torres, Benzema, Suarez, Llorente sono i sogni con i quali la Vecchia Signora si sveglia sudata ogni mattina.
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