Un blog nel pallone
E ora come la metteranno? Cosa faranno, come si comporteranno? L'Inter perde, delude, sbanda. Rafa Benitez è sempre più in discussione e la sua già pericolante posizione si fa ancor più approssimativa. Appeso ad un filo, come si suol dire, il tecnico spagnolo costretto allo scomodo ruolo di post 'Special One', pare aver smarrito il bandolo della matassa. La sua Inter non gira, non come prima almeno, i risultati non arrivano e, quindi, il peso del continuo paragone con il passato più prossimo, con il recente predecessore, è sempre più gravoso. Meno nove dalla vetta e dodici punti di ritardo rispetto a un anno addietro sono tanta roba. Motivo di paura, tensione e preoccupazione. Ragione per domandarsi che stia accadendo. Si è rotto qualcosa? L'ingranaggio non funziona più? Probabile, ma in fondo la spiegazione è di assai più facile comprensione e, probabilmente, non occorreva nemmeno troppa lungimiranza per avvedersene in tempo.
Sì, perché sicuramente pesa l'assenza di chi c'era e oggi non c'è più (Balotelli) e di chi prima faceva la differenza e ora non più (Milito e Sneijder per esempio), ma incide, eccome, anche il retaggio dell'estate Mondiale, lo strascico della stagione eccezionale e della spremitura speciale cui la squadra è stata sottoposta nell'ultimo anno. Influisce la mancanza di José Mourinho, colui il quale ha saputo motivare e ottenere il massimo, raggiungendo un limite impossibile da eguagliare. Come pretendere di più da chi ha toccato la vetta delle proprie potenzialità? Impossibile, tanto che, lo stesso Special One, colui il quale dall'Inghilterra pare sorpreso al punto da commentare: "Ma come? Ha perso ancora?", dentro di sé è certamente consapevole del miracolo compiuto, così com'era sicuro dell'impossibilità di riuscirvi ancora.
Un gran buon motivo, oltre alle pecunie e alla nuova sfida personale, per lasciare Milano e migrare a Madrid. Perché Mourinho, più di chiunque altro, conosceva la sua creatura e, al contempo, sapeva che l'Inter era alla fine di un ciclo, per tante, evidenti e sacrosante ragioni. L'età anagrafica di alcuni senatori, la congiuntura astrale che ha fatto dello scorso anno un evento speciale, la saturazione di motivazioni, la necessità di un ricambio generazionale. Anche per questo era meglio lasciare. Un po' come fece Marcello Lippi, salvo poi tornare sui suoi passi, dopo il Mondiale vinto in Germania. Questa, più di qualunque altra, è la vera colpa di Massimo Moratti e di chi ha governato la Benamata. Ammaliati dal luccichio dei tanti e gustosi successi, tronfi per la superiorità manifesta palesata ad ogni latitudine e, financo, indispettiti dalla dipartita del portoghese, all'Inter non hanno ragionato come avrebbero dovuto su quello che era stato e su come il futuro andava impostato. Certo Benitez conosceva i rischi cui sarebbe andato incontro. Ma proprio per questo, il buon Rafa, più che un colpevole, somiglia piuttosto a una vittima sacrificale. Al capro espiatorio al quale le responsabilità addossare...
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alle 15:53
Giacomo
salvo!per ora grazia a cambiasso che domenica dicevano avesse chiamato moratti per mandarlo via.boh