Un blog nel pallone
Numeri, non parole. Numeri che sono fatti, storia, vita. A cominciare da quello che si porta sulle spalle. Il dieci. Per continuare con quello che ieri ha riscritto la storia. Il centosettantotto. Numeri che raccontano una parabola, una carriera, un amore che è anche leggenda, di ieri, di oggi e di domani. Alessandro Del Piero. Il bocia, colui il quale Giampiero Boniperti scovò a Padova, giovanissimo, sbarbato, ancora in erba. Colui il quale da San Vendemiano arrivò a Torino, poco più che maggiorenne, e dal capoluogo sabaudo non si mosse più. Il giovane talentuoso che a suon di classe e genio si conquistò il posto che non lasciò mai più. Il giocatore simbolo della Vecchia Signora, il capitano storico di una Juventus passata, nei lustri, dagli scudetti in serie alla Serie B del post Calciopoli. Duecentosettantotto gol complessivi, duecentosettantasette con la maglia della Juventus. L'amore della sua vita. E da ieri 178 in Serie A, come il presidente che lo acquistò, come un pezzo di storia di questo glorioso club. Come Giampiero Boniperti, un altro il cui nome coincide con quello del club più vincente e importante d'Italia.
Dici Juventus e pensi a Del Piero, dici Del Piero e pensi alla Juventus. I gol, per l'ultima grande seconda punta del calcio italiano, sono sempre stati importanti. In questo caso caratterizzanti. Mai nessuno come lui, infatti, ne ha realizzati a grappoli e in tutti i modi, appropriandosi addirittura di una zona del campo, di un modo di calciare in porta. Molti anni fa, in una fresca serata napoletana nacquerò i gol 'alla Del Piero', quei palloni calciati con un delizioso effetto a girare che s'infilavano sempre e comunque sul palo lontano, sotto l'incrocio dei pali, per la disperazione dei portieri e la gioia dei compagni. Classe cristallina, genio unico, sagacia tattica irripetibile e, a tratti, prima dell'infortunio che ne condizionò la carriera, una forza d'urto dirompente. Quando partiva lui, erano problemi per le difese, quando calciava lui, la palla finiva praticamente sempre in fondo alla rete. In bianconerò vince tutto, fin dagli inizi, fin da giovanissimo, fin dall'esordio, fin dallo scudetto del 1994, per continuare a Roma quando alzò la seconda Champions League della storia juventina, e poi a Tokio con l'Intercontinentale. Punizioni, progressioni, colpi di testa, tacchi volanti, rovesciate, volée, rasoiate: un repertorio infinito di giocate.
Come non ricordare il gol in corsa con un esterno volante alla Fiorentina nell'epica rimonta torinese dallo 0-2 al 3-2? Come non ricordare il gol siglato a Manchester, dopo pochi minuti dall'inizio della partita? Come scordarsi le innumerevoli punizioni nel sette? Come dimenticarsi i gol di Tokio, il tacco nella finale di Champions di Monaco di Baviera? E ancora il gol nel Juve - Inter passata alla storia per lo scontro Iuliano-Ronaldo o la rovesciata per la testa di Trezeguet nella sfida scudetto con il Milan? Come non pensare al crack al ginocchio destro, la rottura del crociato, l'operazione, la convalescenza, la lunga riabilitazione? Pinturicchio divenne Godot, per volere dell'Avvocato, il suo primo grande tifoso, ma dopo la perdita del papà, a Bari, l'attesa finì e Godot arrivò riconsegnando alle cronache anche il più celebre pittore. Gol di tacco nel derby di Torino, su punizione in quello d'Italia a Milano, volée deliziose in memoria dell'Avvocato, gol al Real Madrid, a Torino e anche nel tempio del calcio che è il Santiago Bernabeu. L'apoteosi di una standing ovation con i novanta mila di Madrid, in piedi ad applaudire le gesta di un campione assoluto. Immagini, fotogrammi, ricordi indelebili, come i campi delle cadetteria, lui che in Serie B ci è sceso, lui che nemmeno ci ha pensato, lui che quell'anno ha fatto 20 gol laureandosi capocannoniere stagionale. La bellissima storia di un ragazzo fortunato che ha conosciuto anche la sfortuna. Meglio in bianconero che in azzurro. Sbocciato, rotto, caduto e poi rinato. Amato, criticato invidiato e odiato. Come lui nessuno mai, almeno in bianconero. Campione d'Italia, d'Europa e del Mondo, per club e nazionali. Signore e signori, leviamoci il cappello. Un mito vivente del calcio italiano, un pezzo di storia della Juventus. Noblesse oblige. Complimenti Alessandro.
grande campione ma ora non lo è più
Io di te non mi stanco sarò sempre al tuo fianco sei la cosa più bella che c'è!!!!!!!
ALESSANDRO DEL PIERO OLE'
10+ per l'articolo
il numero del nostro capitano.. che dire di piu ?!?!
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alle 20:11
Santo
ALEX SEI UN MITO C'é SOLO UN CAPITANO