Un blog nel pallone
E' finita. Con la vittoria della Spagna si è concluso il mondiale di calcio del 2010. E' stato il Mondiale delle prime volte: la prima volta del Continente Nero, la prima volta delle Furie Rosse, la prima volta di una squadra europea sul gradino più alto del podio al di fuori del Vecchio Continente. E ce ne sarebbero altre, di prime, ma queste sostanzialmente ci paiono le più importanti. Così come Nelson Mandela osannato dai 90.000 del Soccer City Stadium di Johannesburg. Il Sudafrica in trionfo alla sua prima grande occasione di mostrarsi al mondo intero. Stadi, tifosi e sicurezza hanno funzionato al meglio, tanto che ben presto la paura della vigilia si è trasformata in gioia e festa. Vuvuzelas, canti, balli, colori e sorrisi, l'appendice più meridionale dell'Africa ha impressionato tutti. E alla fine è stato un successo. Numerico, perché gli oltre tre milioni di spettatori hanno stracciato i precedenti primati di Usa 1994 e Germania 2006, strutturale, perché gli impianti si sono dimostrati all'altezza tanto per confort quanto per sicurezza e organizzativo perché, in uno stato zeppo di problemi e contraddizioni, tutto è riuscito perfettamente, la criminalità è stata ridotta al minimo e la rassegna iridata si è sviluppata senza intoppi.
Ha vinto anche Pep Blatter, il presidente del governo mondiale del pallone il quale, assegnando la competizione al Sudafrica per ovvi interessi politici, ha scommesso su un Paese che non dava garanzie assolute e che invece ha dimostrato di saperci fare, eccome. Ha vinto il polpo Paul, che inspiegabilmente, ha indovinato tutti i pronostici cui si è sottoposto. Ha vinto il calcio europeo che ha portato 3 squadre in semifinale e due in finale a giocarsi il titolo. Hanno perso i mostri sacri del pallone: dalle nazionali più accreditate, a quelle più blasonate, dai campioni più celebrati a quelli più capaci e invidiati. Niente da fare per Francia, Italia, Inghilterra, Argentina e Brasile, poca luce per Ribery, Rooney, Messi, Kakà e compagnia. I campioni di una volta sono usciti senza nemmeno vincere una partita. Le stelle più luminose sono tornate a casa senza mai accendere la luce. Hanno perso Lippi, Capello, Maradona e Dunga. Ha vinto la freschezza di Germania, Uruguay, Olanda e Spagna. Ha vinto un continente che è ancora il Terzo Mondo, ma che ha i numeri per crescere e la forza per riuscire a farlo in fretta. Ha vinto il calcio, quello dei bambini a piedi scalzi nelle strade polverose di Johannesburg, stanchi e felici di correre dietro ad un pallone. E' riemerso lo spirito del gioco, la voglia di divertirsi, il senso della vita. Fra quattro anni toccherà al Brasile, altro mondo, stesso emisfero, per un'immutata voglia di gioia festa e di pallone. Ma l'Africa è stata davvero grande, questa volta ha vinto lei. Una festa, una meraviglia, un sogno ad occhi aperti. Complimenti e grazie, grazie davvero, al primo Mondiale del Continente Nero.
Incredibile video tedesco contro l'Italia mondiale
Lotta salvezza: ecco perchè il Genoa rischia più di Lecce e Fiorentina
Delio Rossi aggredisce Ljajic: violenza deprecabile, ma quanno ce vo', ce vo'
Guardiola addio: il Pep lascia. Bielsa il suo naturale successore
Calcioscommesse 2012: ha ragione Beha, dove sono i pesci grossi?