Un blog nel pallone
Ci sono squadre che vincono campionati, ci sono società che vincono coppe nazionali, ci sono club che vincono trofei continentali. E ci sono squadre che fanno come l'Inter, ovvero, che rischiano concretamente di aggiudicarsi tutti i ‘tituli' a propria disposizione. Un, due tre. Olè. Poi ci sono squadre che con programmazione e lungimiranza, e anche un pizzico di fortuna, si tolgono inattese soddisfazioni, e altre che cercano di ritrovarsi rinnovando politiche di gestione e magari societarie. E poi, poi c'è la Juventus. La più grande delusa (e deludente) di questa stagione, la sorpresa in negativo, la squadra che la scorsa estate avrebbe dovuto e potuto contendere lo scettro ai campioni d'Italia e che invece, strada facendo, ha fatto ridere tutti, e piangere quattordici milioni di tifosi. Esasperati. Battuto ogni record negativo, persi tutti i possibili traguardi, quasi archiviato un campionato che peggio non se ne ha memoria, tanto per rendere l'idea del fallimento totale, da Madama ci si aspettava una sterzata. Un cambio di rotta, una rivoluzione, nel ricordo del passato, nella speranza di un futuro nuovamente luminoso.
Sembrava lo avessero capito, pareva se ne fossero resi conto un po' tutti. Un disastro di tali proporzioni lasciava presagire un movimento tellurico importante. Un cambiamento dirigenziale e tecnico sostanzioso. Gente che sapesse di calcio. Tecnici esperti e capaci. Soldi, investimenti, decisione e ambizione. Mesi fa, quando si esonerò Ciro Ferrara e si scelse Alberto Zaccheroni, in qualità di traghettatore, si lasciò intendere che una volta concluso il campionato, la volontà sarebbe stata quella di puntare in alto. Poi i continui e insistenti rumors su quel Rafa Benitez che a Liverpool ha fatto tanto bene e che con i Reds pareva ai ferri corti. Un tira e molla forse solo mediatico. Gli avvocati ne hanno discusso. Sembrava tutto fatto. A fine stagione, quando si concluderà il campionato. Il nodo buon'uscita. Il budget a disposizione. Poi l'inattesa (non troppo) investitura. Il ritorno di un Agnelli al comando. Corsi e ricorsi storici. Occhi lucidi, speranze, ambizioni. Fra una settimana ne sapremo di più. Andrea, il figlio di Umberto, il nipote dell'Avvocato, si insedierà in corso Galileo Ferraris. Ma, forse, non arriverà Benitez. Certamente ci sarà Beppe Marotta, il manager del Champions miracolo Sampdoria. A lui piace il made in Italy. Come a Lapo. A Benitez piacciono (tanto) le pecunie, ma anche alla proprietà. Piove a Torino, fa freddo, il cielo è grigio e terso. La società chiede la revoca dello scudetto del 2006. Strascichi di un passato che non c'è più. Malinconie di un presente buio e deludente. Chissà quando si tornerà a vedere la luce. Chissà chi arriverà.
I primi a dover andare a lavorare sono buona parte dei giocatori .............
se non prendono Benitez o Capello è una vergogna.....
dopo una stagioen come questa ci vogliono investimenti pesanti e certa gente che ha sbagliato e speso soldi male, deve essere licenziata. Basta, non ne possiamo piu'.
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alle 19:56
Enzo Saldutti
TUTTI I TITULI DI CARTONE: ovviamente.
E ora si legga quanto segue.
La conferma della radiazione di Moggi non scalfisce minimamente la squallida posizione di Moratti che si nasconde dietro il povero Facchetti: comportamento indegno e moralmente nauseante (da sciacallo codardo).
La Juve ha pagato e l'Inter se l'è cavata con la prescrizione: ma l'onta e la vergogna rimangono come una macchia STORICA incancellabile.
Con la vera Juve L'Inter non avrebbe vinto nulla dal 2006 ad oggi (CHAMPIONS compresa e con regali in ogni partita: a ripetizione, a valanga, a tamburo battente).
Questo è.
O no?