Un blog nel pallone
"I am not from the bottle, I am a Special One". Chissà in quanti ieri sera avranno pensato a quelle parole. A quella considerazione ancora scolpita nella memoria dei ‘Blues'. Una dichiarazione che, di fatto, ha rivelato il Mourinho pensiero. Spocchia, presunzione, vanità. D'accordo. Ma anche preparazione, competenza, audacia e capacità. Mou ha mostrato a tutti di che pasta è fatto e, qualora ve ne fosse bisogno, c'è riuscito con acume, intelligenza e autorevolezza. L'Inter batte il Chelsea, vince a Stamford Bridge, gioca una partita perfetta e guadagna l'accesso ai quarti di Champions League. L'Inter mostra personalità, sfoggia maturità, tiene in scacco un'avversaria di caratura mondiale e festeggia un'impresa che in Europa mancava da tempo. L'Internazionale si scrolla di dosso la paura del passato, scaccia i fantasmi del presente, e torna grande, grandissima.
Questione di mentalità. Merito dello Special One. Mou predica la calma, schiera una formazione che potrebbe sembrare azzardata, ma che invece intimorisce subito il Chelsea. Tre attaccanti, tre, più un trequartista per colpire prima di essere colpiti. Altro che gestione del vantaggio. Sacrificio, pressing, chiusura degli spazi e controllo totale di Drogba. E poi c'è Sneijder, quell'olandese geniale che con classe cristallina disegna linee perfette che stupiscono, sorprendono e meravigliano come invenzioni di rara bellezza e, soprattutto, efficacia. E poi c'è Eto'o, che non è Ibrahimovic, ma si sacrifica allargato a contenere Zhirkov, e che, quando riparte, è letale realizzando il gol che vale l'impresa con un delizioso tocco di esterno destro, che nemmeno sul tavolo del biliardo. L'opera in ogni caso, ed è un'opera d'arte, porta la firma dello Special One: José Mourinho.
Lui che non è uscito da una bottiglia, lui che è uno speciale, dimostra a tutti quanto vale. Al patron Massimo Moratti che gongola, soddisfatto per una creatura finalmente all'altezza delle sue aspettative. All'ex patron Roman Abramovich che, poco più di due anni fa, lo cacciò a dispetto dei 6 trofei consegnatigli. A se stesso e al mondo intero, preparando l'appuntamento nella maniera migliore, osando con coraggio, trionfando con assoluta autorità. Ancora non si è vinto nulla, per carità, alla finale di Madrid mancano altre partite, almeno quattro battaglie, ma lo consistenza, la fisionomia e lo spessore della sua Inter ora sono chiari un po' a tutti. Grande squadra e grandi campioni certo, ma la differenza questa volta l'ha fatta lui: José - Special One - Mourinho. Complimenti.
X Valter:
sono i giocatori che vincono o perdono sì sì. Ci vuole fortuna è vero ma se Eto'o torna a coprire e sta largo per arginare Zirkov, se Pandev fa un lavoro oscuro e di sacrificio che non t'immagini, se Lucio e Samuel giocano come due gladiatori, se la squadra con 3 punte più una mezzapunta concede poco o nulla e domina contro il Chelsea, il merito è dei giocatori o dell'allenatore?
Con l'Atalanta Mourino farebbe quel che può, ma lui è da grandi squadre perché lui E' SPECIALONE!
samuele sn i giocatori che vincono...nn i mister,proviamo a dare a mou i giocatori dell atalanta...poi mi dici se e' bravo
Mourinho ha dato all'inter un'identità, questo allenatore ha fatto dell'Inter una vera squadra di calcio. Facile vincere in campionato senza concorrenza, c'è riuscito anche Mancini, ma fare dell'Inter quello che è ora in Champions era difficilissimo. Vale i soldi che guadagna. Anche se è antipatico.
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alle 19:25
ste
grande Inter, e ora sotto con i quarti, vogliamo Madrid!!