Un blog nel pallone
Che sia tutta colpa della Champions League? Che si stiano materializzando i fantasmi del passato? L'imminente avvicinarsi della Coppa, infatti, ha influenzato, e non poco, il rendimento dell'Internazionale di Milano. Tre pareggi nelle ultime tre giornate di campionato, tre punti sui nove a disposizione, un nervosismo dilagante, in campo e fuori, sono indizi piuttosto allarmanti. Del resto se in poco più di due settimane si è riaperto il campionato più chiuso degli ultimi anni un motivo ci sarà pure. L'attesa per l'euro sfida con il Chelsea si sta rivelando snervante e, soprattutto, oltremodo penalizzante. Evidentemente Mourinho sente la partita contro il suo recente passato perché ne va del suo presente e del prossimo futuro. In caso di eliminazione, infatti, la permanenza in nerazzurro sarebbe nuovamente in discussione. Vincere il campionato è un conto, riuscire in Champions, laddove nessuno ha fatto bene (ad eccezione della semifinale raggiunta da Hector Cuper nel 2003), è tutt'altro paio di maniche. "Non devo dimostrare nulla a nessuno - sbotta lo Special -. E sinceramente penso che non avrebbe senso festeggiare il successo in una partita quando non si è ancora vinto niente. Io sono parte della storia del Chelsea e il Chelsea è parte di me. Quando arrivai in Inghilterra la gente si chiedeva chi fossi ma poi ha cambiato atteggiamento quando ho spiegato che ero lì per conquistare dei trofei e ho mantenuto le promesse". Sarà, anche se in effetti a Mou non è riuscito di ripetere con i Blues quanto fatto in precedenza alla guida del Porto. In Europa s'intende.
Intanto l'Inter è in silenzio stampa. Dopo il provocatorio gesto delle manette esibito dal tecnico portoghese sabato sera in quel di San Siro, i toni si sono alzati (e in maniera vertiginosa) anche da parte di chi non sembra più disposto a tollerare certi comportamenti, quelle esagerazioni. La classe arbitrale non ci sta. E il presidente dell'Aia Nicchi chiosa: "E' un delirio evidente a tutti, noi ci limitiamo ad arbitrare bene, come in effetti stiamo facendo. Il resto non merita una parola in più". Fuor di polemica, al di là del campionato, la tensione è riconducibile alla partita che attende i nerazzurri mercoledì sera. A San Siro si giocherà Inter-Chelsea. Carletto Ancelotti tornerà per la prima volta in quello che è stato per lustri il suo stadio, la sua casa. Peraltro alla guida di quella squadra che per anni è stata la creatura del rivale. "Non sarà una sfida tra me e Mourinho - precisa l'ex tecnico rossonero -. A livello di scontri diretti siamo alla pari. A Milano l'anno scorso abbiamo vinto un derby ciascuno. José è un grande tecnico e io lo rispetto molto. So cosa ha dato all'Inter e so cosa ha lasciato al Chelsea, persino il cappotto che è nel museo del club. Ma non sarà una sfida tra noi, in campo vanno i calciatori". Carletto, in ogni caso, dalle pagine di People, si ricorda anche di avvertire i rivali che "Sarà un incontro fantastico ma di certo l'Inter non poteva trovare avversario peggiore. E' vero che hanno una buona solidità e che hanno aggiunto solidità grazie a Sneijder e Milito, ma è altrettanto vero che noi abbiamo tutto, potenza fisica e qualità e che possiamo vincere le partite in tanti modi diversi: insomma il Chelsea sarà il peggior incubo europeo dell'Inter".
Forti di un'attualità più che mai positiva, i blues arrivano a questi ottavi di Champions nella condizione migliore: primi in classifica in Premier League, davanti al Manchester United, con 19 vittorie su 27 gare, forti del miglior attacco (63 gol) e della miglior difesa (22 reti subite) del torneo. Momento d'oro per l'ivoriano Didier Drogba che è già a quota 19 gol in campionato (-1 dal suo record di 20 reti messe a segno nella stagione 2006/07) che salgono a 25 se si calcolano tutte le competizioni. Occhio anche a Nicolas Anelka, già a segno 12 volte. E poco importa se nelle ultime uscite si è percepito qualche scricchiolio difensivo (soprattutto in John Terry il quale, dopo il recente scandalo sexy che gli ha sottratto i gradi di capitano della nazionale, non è sembrato ancora al 100%). Il Chelsea, infatti, arriva a Milano in condizioni eccellenti e con la chiara intenzione di fare bottino pieno alla faccia dell'Inter, di Mourinho e della propria storia europea che non lo ha ancora visto alzare la Coppa dalle Grandi Orecchie. Ma è anche per questo che Roman Abramovich ha voluto Carlo Ancelotti.
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