Un blog nel pallone
"A questo punto al pallone non penso più. Devo risolvere i problemi della mia famiglia: quando hanno saputo la notizia, mia moglie e mio padre si sono sentiti male. Devo pensare a loro, ai miei cari. Ora il calcio non mi interessa. Chiedo scusa a tutti, ai miei compagni a tutto il Brescia. Mi auguro che quanto successo non incida in alcun modo sulla stagione della squadra. E' successo di nuovo, è successo a me. E' una grossa botta per me e per le persone che mi sono vicine. Cercate di capire la mia situazione: ho diversi problemi da risolvere. Ripeto: chiedo scusa a tutti". Le sentite parole di un addolorato e mortificato Francesco Flachi, dopo la notizia della sua positività alla benzoilecgonina, lo stesso metabolita della cocaina che gli trovarono nel sangue quasi tre anni fa, quando gli venne inferta la prima squalifica di due anni, lasciano un velo di tristezza nei confronti di un uomo che ha un vizio pericoloso ma che ha anche il coraggio di ammettere e confessare lo sbaglio. Non che questa sia un'attenuante. Se le controanalisi confermeranno la positività per Francesco Flachi il calcio non esisterà più perché una seconda condanna porterà alla radiazione (per recidività).
La sentenza del Tribunale Antidoping del Coni ora però passa in secondo piano. C'è altro, ed è molto più importante di una condanna. Una persona è caduta e ora deve rialzarsi. E' un incubo personale più che un problema professionale. I cari, la famiglia, la vita. L'uomo ha capito e ha subito chiarito. Ora inizierà la battaglia più dura, quella più lunga e complicata. Vincere il vizio, sconfiggere la cocaina. Non è semplice, ma ce la si può fare. Del resto ci sono riusciti altri e, a quasi 36 anni, Flachi lo deve a se stesso. In bocca al lupo Francesco.
Sei stato un grande calciatore.Un campione.
Adesso devi cercare di essere un grande uomo.Noi siamo con te.Forza Francesco!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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alle 15:49
Luca
un abbraccio doriano Fra