Un blog nel pallone
Povero Toro. Povero Cairo. Poveri tutti. Una delle tifoserie più belle, colorite e apprezzate d'Italia si rende protagonista di un fattaccio deprecabile e complica ancora di più la già difficilissima situazione dei granata di Torino. La squadra attraversa un momento difficile. Alcune teste già sono saltate: prima il tecnico Colantuono, poi il diesse Foschi e, ora, anche Beretta è in bilico. La squadra non vive un gran momento, la tifoseria soffre, contesta e protesta. Fin qui tutto nella norma. Poi il fattaccio: un gruppo di tifosi aggredisce alcuni giocatori presso un noto ristorante della collina torinese e tra un insulto e l'altro volano anche spintoni, calci, schiaffi. Stando alla ricostruzione dell'accaduto si mostrano le cinghie, alcuni hanno il viso coperto. Si accende una piccola rissa che dura pochi attimi. "Ci hanno minacciato di morte, aggredendoci davanti alle nostre famiglie, c'erano anche i bambini. Noi sabato non giochiamo" dicono gli aggrediti al presidente che ascolta esterrefatto. Cairo non vorrebbe darla vinta ai tifosi ma poi dice: "Sto con la squadra, con i miei ragazzi. Ho chiesto alla Federcalcio e alla Lega il rinvio della partita. E nel caso non mi accontentino manderò in campo la Primavera. Con l'aggressione di mercoledì sera si è passata la misura. Il clima è diventato irrespirabile".
Come se non bastasse poi ci sono anche le voci sulle scommesse. La Procura federale ha acquisito gli atti su Torino-Crotone. Nulla di clamoroso, solo un fascicolo conoscitivo che gli 007 della Federazione debbono aprire nel caso si rincorrano voci circa una presunta combine, tutta da dimostrare. C'è da dire però che sul fronte scommesse il Ministero delle Finanze non ha segnalato nessun movimento anomalo. Cairo si fida dei suoi perché dice: "Ho chiesto loro se scommettono e mi hanno detto di no. Mi basta". Intanto il neo diesse Petrachi avverte: "Dobbiamo restare tutti uniti, altrimenti con questo clima si rischia di retrocedere in Serie C. Tutti devono capire che le gambe dei ragazzi sono fiacche perché sentono una pressione ormai insostenibile. Il problema è nella loro testa: posso anche cambiarne dieci ma non risolverei nulla". Il Toro non vince dallo scorso 23 ottobre. Quattro sconfitte casalinghe su dieci partite e i frequenti e mortificanti fischi, le contestazioni, la pressione. E, ora, anche l'aggressione. Siamo a Torino, quieta, riservata ed elegante città sabauda. Il clima però sembra quello di una zona di guerra. La tensione è alle stelle. L'aria è sempre più pesante e ostile. La società vorrebbe rinviare la gara con il Cittadella. La Federazione sta valutando la richiesta, ma il precedente che si verrebbe a creare è assai pericoloso. Almeno quanto il rischio di finire in Serie C. Il Toro non se lo merita e non lo meritano nemmeno i suoi tifosi. Occorre un immediato ritorno alla normalità.