Un blog nel pallone
Ecco è successo. Lo avevamo annunciato. Ce lo eravamo immaginato. Del resto era preventivabile. La Juventus viene umiliata dal Bayern Monaco ed esce dalla Champions League, prima ancora che la competizione entri nel vivo delle sfide dirette da dentro o fuori. Un vero e proprio smacco per Madama, un'indecifrabile tragedia per i tifosi, un autentico fallimento per i dirigenti. Una vergogna per come tutto ciò è accaduto. Nello sport si vince e si perde, per carità, ma c'è modo e modo per farlo, e quello mostrato dai bianconeri è decisamente il più imbarazzante per una squadra con il blasone, la caratura internazionale e i mezzi della Vecchia Signora. Molle, appassita, confusa, disorientata, arruffona, inconsistente, noiosa, irritante, brutta. Questa Juve non ha un gioco, e senza gioco ci si fa male. Questa squadra non ha idee, e senza idee non si fa male. Questo gruppo non ha campioni capaci di fare la differenza, o meglio ne avrebbe (e anche parecchi) ma inspiegabilmente, nessuno riesce a fare la differenza.
Triste, è una Juve debole e triste. All'Olimpico di Torino la Coppa maledetta evidenzia tutti i difetti e i limiti di una squadra che non c'è. Non c'è nella testa, perché sbaglia l'inimmaginabile, non c'è nelle gambe, perché corre poco e quando lo fa corre a vuoto, e, eccezionalmente, non c'è nemmeno nel carattere, quello che una volta era il marchio di fabbrica bianconero. Che è successo? Cosa non ha funzionato? Tanto, troppo. E non solo ieri sera. La Juve ha segnato poco, ha subito sei gol nelle ultime due partite (perse) di Champions, e anche quando ha vinto, in verità contro avversari modesti (Maccabi Haifa), non ha mai convinto. Meno muscoli, più fantasia si diceva in estate: Diego e Melo sono stati tra i peggiori in campo. Fantasmi, costosi, ma fantasmi. Grosso non fa la differenza, Cannavaro non è più quello di una volta, Camoranesi ha i suoi anni, così come Del Piero e Trezeguet, che comunque il suo lo fa quasi sempre. Vecchia, questa squadra è vecchia nei suoi punti cardine anche perché, ovviamente, laddove la si è ringiovanita, ancora non funziona.
Persa la vetrina più importante, la Juve ha perso anche i milioni della qualificazione (intorno ai 15 almeno) oltre che la faccia, perché 4 sberle in casa, una squadra così, non le dovrebbe prendere nemmeno da Barcellona o Real Madrid. Un flop pesante, ma annunciato figlio di una politica gestionale non propriamente indovinata, non esattamente lungimirante. Rimane l'Europa League, la vecchia Coppa Uefa, una beffa utile solo a ricordare la dimensione della delusione di questa euro stagione. Rimane un campionato che più che aiutare può ulteriormente complicare la frustrazione di chi, in estate, era partito con ben altri programmi, con ambizioni naufragate o comunque ridimensionate già a inizio dicembre. Rimane la rabbia dei tifosi, frustrati, dopo essere stati bistrattati e umiliati in passato. Rimane la dirigenza, che una volta per tutte dovrebbe prendere atto degli errori commessi per porvi rimedio e scongiurarne di altri. Rimane il senso di incompiutezza di un progetto che non sembra trovare concreta realizzazione. Difficile trovare la formula giusta, soprattutto quando si devono fare i conti con un passato fatto di trionfi. E così, insieme agli insulti, dagli spalti si invocano il suggestivo nome dell'Avvocato e financo quello del contestato diggì allontanato e ripudiato.
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alle 11:27
Attilio Rossi
la dirigenza deve levare le tende!!!!
la proprietà si deve svegliare!!!!!!!
certe figure non si possono fare!!!!
VERGOGNA