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Nov 0912

La lezione di Robert Enke

Pubblicato da Marco Lombardo alle 11:00 in Teste di Calcio


robert enke

Uomini, siamo tutti uomini. Con pregi e difetti, con sicurezze e paure, ma siamo tutti uguali. Soprattutto davanti alla morte. Che il portafogli sia pieno o meno, che l'auto in garage sia una Panda o una Ferrari, che il lavoro sia soddisfacente, remunerativo, stimolante oppure no. Siamo tutti uomini. Anche Robert Enke, portiere dell'Hannover e della Nazionale tedesca era un uomo. E anche Robert Enke aveva dei problemi. Non di denaro, non di casa, né tantomeno di lavoro. Sì lo so, ai più potrà sembrare strano, ma era così. Un ragazzone bello e grosso, in salute (fisica), benestante, con una deliziosa moglie, una professione che, in fondo, è privilegio di pochi, che difficoltà potrà mai avere?

Si tende spesso a pensare che i soldi guariscano ogni male, ma il dramma di Enke, purtroppo, ci ricorda che non è affatto così. A 32 anni, Robert Enke, giovane, ricco, famoso, apparentemente fortunato, si suicida gettandosi sotto un treno in corsa. Soffriva di depressione, scopriremo dopo. "Già nel 2003 Enke era venuto da me per sottoporsi a un trattamento contro la depressione in cui era caduto" confessa lo psichiatra Valentin Markser, che lo aveva in cura. Una debolezza successivamente acuita (nel 2006) dalla perdita della figlia Lara, di due anni, mancata per problemi cardiaci. Un dolore che Robert, e la moglie Teresa, avevano poi cercato di superare adottando un'altra bambina: Leila. Un profondo malessere interiore che, tuttavia, evidentemente non era passato, uno sconforto che non se n'era andato, una debolezza d'animo che era impossibile, almeno per Robert, vincere. E così l'uomo Enke ha perso la partita più importante, quella con la vita, sua e della sua famiglia.

"Aveva paura di perdere la nostra bimba adottiva Leila" confessa, ieri in conferenza stampa, la moglie in lacrime. "Temeva che gliela avrebbero tolta se si fosse saputo che era depresso. Proprio per questo non voleva che si sapesse". E la commozione e il cordoglio per questa terribile vicenda umana coinvolge un po' tutti. Già, perché improvvisamente riscopriamo che anche i ricchi piangono. Anche i calciatori famosi hanno dei problemi. Anche i soldi possono poco di fronte a malesseri più grandi, più profondi, più difficili. Probabilmente non occorreva questa tragedia per ricordarcelo. Sicuramente sarebbe stato meglio scongiurare il peggio. Robert Enke ora non c'è più, non ha retto di fronte alla sofferenza che lo tormentava al punto da togliersi la vita. Noi tutti però, di fronte a questo terribile fatto di cronaca, dovremmo ricordare sempre che sarebbe bene imparare a guardare prima all'uomo e, solo dopo eventualmente, all'abito che indossa. Una lezione cui, in verità, avremmo volentieri rinunciato. Un messaggio triste, doloroso, ma intriso di vita. Riposa in pace Robert.

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