L'altro giorno l'avevo sentito in tv, poi mi era anche capitato di leggerlo online. "Caro milanista ti scrivo...". E, lì per lì, ascoltando le parole di Adriano Galliani, quasi, ci avevo creduto. Credevo nella spontaneità e nella genuinità di un gesto che, di primo acchito, poteva risultare un'amorevole dichiarazione d'amore verso il proprio tifo. E invece no. Poi ci ho ripensato, e il "Caro milanista ti scrivo", incipit della lettera che l'amministratore delegato rossonero si accinge a inviare ai circa sedicimila (ex) abbonati, delusi, del suo Milan, mi ha ricordato il principio della canzone che nel 1978 scrisse Lucio Dalla. Si intitola "L'anno che verrà" e il testo, anch'esso in forma epistolare, inizia proprio così: "Caro amico ti scrivo...".
Dalla parlava ad un ipotetico amico attraverso una lettera con la quale esternava pensieri importanti, soprattutto se calati in quel preciso momento storico del Paese: l'incapacità di comunicare, il desiderio di una vita libera, il bisogno di poter continuare a sperare. E come il cantautore bolognese, il geometra milanista, si rivolge al proprio tifoso (cliente) disaffezionato, disilluso, deluso con una lettera che inizia in maniera assai simile. Il vice presidente vicario Galliani dice di comprendere l'amarezza dell'innamorato milanista, spiega che la vita è dura, che gli uomini passano, ma che si deve andare avanti, guardando al futuro. Sostiene l'importanza di un calcio sostenibile e autosufficiente. E poi fa leva sull'auspicio che le sue parole (e la politica seguita dall'azienda) vengano condivise e, se non altro, capite in ragione del fatto che - cito testualmente - solo con il supporto di tutti si può tornare ai fasti del recente passato. Tutto questo - torno a trascrivere le dichiarazioni del dirigente rossonero - con lo spirito di riportare i tifosi a San Siro, perché solo grazie a loro la squadra può avere la spinta dei giorni migliori.
Quindi dal 1° dicembre il Milan riaprirà la campagna abbonamenti. Lo farà a condizioni vantaggiose per chi vorrà sottoscrivere la tessera, lo farà perché crede nell'importanza del proprio pubblico, lo farà perché giocare di fronte a tante persone è certamente meglio, un valore aggiunto, così come un valore aggiunto saranno i denari che riuscirà a incassare da questa nuova operazione, anche nella dichiarata ottica di un calcio finalmente sostenibile e autosufficiente. Nulla di male, per carità, solo mi chiedo dove si voglia arrivare e che cosa si pensi di ottenere. Qualche migliaio di nuovi abbonati? Qualche milione di euro in più? Un colpo d'occhio più appagante allo stadio? Un tifo più nutrito e caloroso? Questo sì, certo non una nuova o rinnovata fiducia in chi ricorre al passato per guardare al futuro, senza tenere conto del presente. E' a questo che, il Milan e Galliani dovrebbero pensar bene: dopo i fischi per i fiaschi dello scorso anno (e di quello precedente) non sarebbe forse meglio riconquistarsi la fiducia di chi si sente tradito (e ferito) con i fatti, piuttosto che con le parole di una lettera che tutto può, tranne che far sognare il tifoso ancora accecato dai recenti trionfi, ancora deluso dai successivi tonfi. Altrimenti che c'entrerebbero i sentimenti?






Commenti