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Giovanni Trapattoni l'acqua santa dovrebbe proprio lasciarla perdere. A 70 anni il commissario tecnico dell'Irlanda dovrebbe aver capito ormai che, nonostante tutto, a lui, quella benedetta acqua tanto bene non porta. Povero Trap. E' un uomo onesto, una persona per bene, uno che ha valori, uno che rispetta tutti. Un gentleman d'altri tempi insomma. Eppure gliela mettono sempre in quel posto. Prima un Byron Moreno qualsiasi che al Mondiale del 2002 sbatte fuori la sua (nostra) Italia a suon di errori che più marchiani (e grossolani) non si può, poi due anni dopo il ‘biscottone' di Svezia e Danimarca che lo estromette dall'Europeo portoghese. E ora l'omicidio - come da lui stesso definito - sportivo dell'altra sera. Spareggio mondiale tra Irlanda e Francia evidentemente condizionato dal fallo di Thierry Henry, il quale controlla il pallone del successivo pareggio transalpino (gol di Gallas) con la mano escludendo, di fatto, gli irlandesi dalla partecipazione alla competizione del Sudafrica.

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Che tipo questo Balotelli. Pur riconoscendone un indiscutibile talento, qualità notevoli e assolutamente rare in un calciatore di soli 19 anni, Mario Balotelli non mi è mai stato particolarmente simpatico. Devo ammettere, però, che nonostante la sua frequente irriverenza, e a dispetto del suo essere sbruffoncello dentro e fuori il campo di gioco, Super Mario è senz'altro un personaggio. A tratti, un po' mi ricorda il Cassano degli inizi, per certi suoi atteggiamenti: non ha peli sulla lingua, dice sempre quel che pensa e, nel bene o nel male, fa parlare di sé come pochi altri. Ha talento il ragazzo, ha parecchio talento e lo sa. Anche per questo si permette certe uscite, taluni comportamenti. In ogni caso, oltre alle capacità, di Mario Balotelli  apprezzo sincerità, genuinità e sfrontatezza. Ad avercene di Balotelli. E' giovane, dicono in molti, si farà ripetono altri, capirà pensiamo un po' tutti. E intanto Mario torna a stupire.

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Nov 0918

Aspettando il passaporto: Amauri sì, Amauri no?

Pubblicato da Marco Lombardo alle 12:00 in Teste di Calcio, Vista per voi


amauriAmauri sì, Amauri no. L'eventuale convocazione nella Nazionale azzurra del brasiliano (quasi) naturalizzato italiano fa discutere tutti e tutti si sentono in diritto di esprimere la propria opinione. La situazione: anzitutto Amauri Carvalho de Oliveira, italiano non è. Né di nascita, né tantomeno di origine. Amauri in Italia è venuto per lavorare, per giocare al pallone e, nel nostro Paese è cresciuto, sbocciato, maturato calcisticamente e umanamente. Amauri è brasiliano, scorre sangue verdeoro nelle sue vene e lui stesso non ne ha mai fatto mistero. Amauri ha fatto la gavetta per diventare quello che è: arrivato qui poco più che maggiorenne, ha cambiato molte squadre, ha girato tutta la Penisola, prima di trovare la personale consacrazione in un'età che per un calciatore non si può più definire giovane. A 29 anni (forse un po' prima) Amauri è diventato un campione.

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Nov 0917

Giuseppe Gazzoni Frascara e Luciano Moggi finalmente d'accordo

Pubblicato da Marco Lombardo alle 11:30 in Teste di Calcio


luciano moggiA volte ritornano. E' il caso di Giuseppe Gazzoni Frascara, ex presidente patron del Bologna. L'imprenditore, industriale e businessman bolognese, giorni fa, ha espresso il proprio punto di vista - come del resto fatto da molti altri - rispetto alla ventilata legge "taglia processi".  E nel criticare aspramente il disegno di legge che vorrebbe l'istituzione dei cosiddetti "processi brevi", ovvero con una prescrizione (cioè la "scadenza" di un processo) dopo due soli anni dalla richiesta di rinvio a giudizio (solo per una serie precisa di reati e solo per gli incensurati), Gazzoni Frascara ha esternato il suo personale dissenso anche rispetto all'eventuale insabbiamento della vicenda che lo ha visto coinvolto come grande accusatore e, per taluni, prima vittima: il sistema Calciopoli. ''I media - sottolinea Gazzoni Frascara - hanno giustamente rilevato come la nuova norma, se dovesse trovare applicazione, cancellerebbe in un solo colpo processi di grande rilevanza per il popolo dei risparmiatori, come il processo Cirio, Parmalat, Giacomelli. E ancora più odioso sarebbe privare del processo le vittime delle tragedie Thyssen e Casale. Ma c'è un altro processo che verrebbe insabbiato, ed è quello che riguarda i fatti di Calciopoli. Non mi permetto - aggiunge - di paragonare la drammaticità della vicenda Thyssen con quella vissuta dal mio Bologna, ma resta il fatto che Calciopoli ha causato gravissimi danni economici a me, e molte altre persone che, con grande generosità e passione, avevano investito ingenti risorse economiche e, mi permetto di dire, sentimentali, a sostegno dello sport più bello del mondo''.

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collinaKill the referee: uccidi l'arbitro. Un titolo che già la dice lunga su uno dei mestieri più bistrattati e vituperati al Mondo. L'uomo chiamato a dirigere una partita e a sanzionare le irregolarità di una gara, il personaggio super partes per eccellenza, nella vita come nello sport, spesso ha un carica negativa, scomoda, fastidiosa. A qualunque latitudine, in qualunque categoria, è sempre oggetto di improperi, derisione e canzonatura. Nel calcio, poi, la sua figura assume addirittura il ruolo del cattivo di turno. La giacchetta nera spesso rappresenta il male, colui il quale con una decisione, piuttosto che un'altra, indirizza le sorti di un incontro, decide i destini di una squadra. Bizzarro perché l'arbitro è chi, per definizione, è libero di scegliere, dettare legge, è chi, designato dalle parti, risolve una controversia sulla base delle norme, è chi dirige una competizione sportiva perché ne siano osservati i regolamenti. O questo almeno dovrebbe  essere, ma siccome viviamo in una società impregnata nella cultura del sospetto, sostanzialmente nell'opinione comune, il direttore di gara diviene il personaggio che per inettitudine o per incapacità, o più semplicemente per malafede e faziosità, disattende le aspettative e, con le sue decisioni, indirizza le partite.

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