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Qualcuno aveva creduto che l'esplosione di Calciopoli potesse davvero fare piazza pulita. Cancellato il marcio, puniti i colpevoli, la corruzione sarebbe dovuta scomparire dal campionato. Ovviamente quel qualcuno contava nel postulato di un calcio allora intriso di brogli e fedele alla corruzione. Possibile, vedremo (la magistratura faccia il proprio corso e poi si giudicherà). Sta di fatto che tre anni e mezzo più tardi, ci si ritrova al punto di partenza, come se in realtà nulla fosse mai cambiato. Errori, sviste, torti più o meno clamorosi continuano puntualmente a condizionare il gioco del calcio. Le domeniche del pallone, infatti, rimangono incentrate sull'analisi scientifica della più variegata serie di episodi degni di discussione, ragion per cui, ora, anche i più scettici si dovrebbero definitivamente ricredere, convincendosi invece che errare è umano e che, di conseguenza, sbagli, sviste e abbagli fanno parte del gioco. Anzi ne sono parte integrante. Questo l'assioma più corretto che non dovremmo mai dimenticare. Interessi, passioni, condizionamenti  spesso inducono a credere che dietro ad ogni errore ci sia malafede o parzialità, ma oggi almeno, dopo quanto accaduto nel recente passato, lo spirito dovrebbe essere cambiato. Non foss'altro perché più di mille giorni dopo Calciopoli, il regista di quelle malefatte è stato cacciato e processato, mentre quelli che i più consideravano inganni orchestrati dal manipolatore supremo sono rimasti, ed anzi non hanno mai smesso di presentarsi, immancabilmente ogni domenica, indistintamente in ogni partita.

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Feb 10 8

L'Inter? E' di un altro pianeta

Pubblicato da Marco Lombardo alle 12:55 in Comunicazioni, Serie A, Teste di Calcio, Top e Flop, Vista per voi


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Ci si creda oppure no, la Serie A è ormai diventata qualcosa di molto simile ad un torneo aziendale. Comanda la padrona, la squadra oggettivamente più forte, più ricca, qualitativamente e quantitativamente più attrezzata. Tutto il resto è noia. Quello che in estate si preannunciava come il campionato più bello ed equilibrato degli ultimi anni è troppo presto diventato il torneo più triste degli scorsi (e probabilmente anche dei prossimi) lustri. Non tanto per i Campioni in carica, o in divenire, quanto per l'assoluta e più totale mancanza di vera ed equipaggiata concorrenza. Avanti di questo passo l'Internazionale farà incetta di trofei ancora per molti, moltissimi anni. Un regno cui difficilmente si porrà fine. Sono mesi, periodi, che si va disperatamente cercando un antieroe che non esiste. Attualmente c'è solo ed esclusivamente l'eroe. Che poi non è uno solo, ma un organico e competente insieme di uomini che, di fatto, costituiscono e caratterizzano il club del presidente Massimo Moratti. Un'Inter così forte e così superiore agli altri probabilmente non s'era mai vista. Nemmeno ai tempi di papà Angelo. Insomma non ce n'è.

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In principio fu l'ingombrante ombra di Marcello Lippi. L'idea di un ritorno alla casa madre, sarebbe stato il terzo, iniziò a circolare la scorsa primavera, dacché l'amministratore delegato Jean Claude Blanc si intrattenne con il commissario tecnico della nazionale italiana in un locale della Riviera ligure. Le parti, pur trincerandosi dietro all'informalità di un cordiale colloquio di lavoro, non riuscirono comunque a negare in maniera convincente la promessa di un futuro sposalizio bianconero e, così, le voci continuarono a rincorrersi, almeno fino a pochi giorni addietro. La scelta di Ciro Ferrara alla guida tecnica, gli acquisti di Cannavaro e Grosso, sembravano far parte di un progetto chiaro e definito che avrebbe dovuto riportare il viareggino alla Juventus, al termine della sua seconda esperienza Mondiale. Da definire il ruolo: molto probabilmente più dirigente che allenatore. Il destino, tuttavia, talvolta gioca brutti scherzi e così quei programmi, forse, non vedranno mai compimento. Dopo Didier Deschamps, dopo Claudio Ranieri, dopo Ciro Ferrara, la Madama più frivola e libertina di sempre si è quindi concessa ad Alberto Zaccheroni. Al romagnolo è stato offerto un contratto ‘pro tempore'. Allenerà la Juventus fino a giugno (con un'opzione per un potenziale rinnovo), poi si vedrà.

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Feb 10 4

Mourinho e il catechismo di Balotelli

Pubblicato da Marco Lombardo alle 12:00 in Frasi celebri, Nazionale, Serie A, Teste di Calcio, Vista per voi


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Ci risiamo: Super Mario Balotelli fa nuovamente parlare di sé. In Coppa Italia Mario si sbatte, corre, s'impegna, si propone, ispira il gol di Diego Milito, ma al 23' della ripresa viene sostituito e 'litiga' con Josè Mourinho. Che è successo? A metà ripresa Mario si scontra con il viola Cesare Natali, si accascia, perde una lente a contatto e, per questo, si attarda a centrocampo senza rientrare. La Fiorentina nel mentre è ripartita in contropiede, lo Special One si sbraccia e invita il colored italiano dell'Inter a dar manforte in copertura. Lui, infastidito, risponde che gli hanno fatto male. Mou si arrabbia e subito gesticola all'indirizzo del suo attaccante. Poi, appena un minuto più tardi, lo sostituisce con Tiago Motta. Ecco fatto. A quel punto è Mario a incavolarsi e a gettare i guanti a terra, nel lasciare il campo, borbottando contro il tecnico che dalla panchina lo ignora. Alla fine la ‘Beneamata' si aggiudica il primo round della semifinale di Coppa Italia contro la Fiorentina. Decide la rete del cecchino Milito, su assist di Balotelli, ma la qualificazione rimane aperta a qualsiasi risultato. "Speravo in una prestazione migliore - sbotta José a fine gara - magari in un 2-0 ma abbiamo perso troppe palle in fase di ripartenza".

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Mister ‘B', al secolo Silvio Berlusconi, anche quando è lontano, pure quando è impegnato in ben altre faccende, trova sempre il tempo di pensare al suo Milan. Un po' magnate, un po' padre padrone, tanto tifoso e, negli ultimi tempi, anche aziendalista, il presidente, a dispetto degli impegni istituzionali, suggerisce, si informa, telefona, critica, segue la ‘creatura' cui tanto tiene. Il giocattolo preferito, quello che tanto gli ha dato dacché se ne è impossessato. E così, anche da Gerusalemme, non poteva mancare un commento per l'ultimo arrivato nella grande famiglia rossonera: "L'acquisto di Mancini non l'ho capito - dice il numero uno milanista -. L'ho detto anche a Galliani: il brasiliano è fermo da due anni ed è un altro trequartista, a noi serviva uno che fa gol, che finalizza il gioco". Alla faccia del benvenuto. Insomma il Cavaliere si aspettava altro dai saldi di gennaio e invece Adriano Galliani ha preferito allargare la colonia brasiliana sicuro di riuscire a rilanciare un giocatore che negli ultimi anni ha perso la retta via del calcio ben giocato. "Mancini è un grande calciatore - spiega l'amministratore delegato milanista -. Se farà bene il Milan lo riscatterà e lui starà qui sino al 2014, anche perché ha accettato una riduzione dell'ingaggio dimostrando di voler indossare a tutti i costi la maglia rossonera". La stessa mezzala spiega infine: "Il gioco del Milan mi aiuterà, con la palla a terra e in velocità. Qui ritrovo sorriso e allegria, ho tantissimi stimoli".

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